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sabato 17 dicembre 2011

Il falso Jahvè (Genesi e involuzione del monoteismo biblico). La controreligione del faraone Akhenaton 51

Anche Freud, il fondatore della psicanalisi, era convinto che per Mosè la morte di Akhenaton e l'abolizione della sua religione significasse la fine di ogni speranza. Avrebbe potuto continuare a vivere in Egitto come proscritto o rinnegato (S. Freud, op.cit.. pag. 384), ma Giuseppe Flavio ci dà su Mosè l'informazione più importante laddove ci fa sapere che durante la restaurazione e il momento di turbolenza politica che ne seguì, si ebbe nell'Alto Egitto l'invasione delle truppe etiopi, e il sovrano (Tut-ankh-Amon), non badando alle rimostranze dei preti di Ammon, affidò proprio a Mosè l'incarico di difendere l'integrità della nazione (Giuseppe Flavio, Antiquitates Judaicae II, 238-257).

Per il momento su Mosè ci fermiamo qui. Nel prossimo capitolo esamineremo a fondo la posizione che egli assunse nei confronti delle tribù semite che vivevano in condizioni di semischiavitù nella provincia di Gosen. Erano tribù che lui forse conosceva bene per averle governate in precedenza, e che adottò come suo popolo per trasmettere loro il monoteismo dei grandi misteri di Akhenaton.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)