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sabato 27 febbraio 2010

Gesù a Gerusalemme (“L'invenzione del cristianesimo”) 39

Finché Gesù perseguì il suo apostolato politico-religioso nella Galilea, lontano da Gerusalemme, nella città santa era poco noto e forse considerato uno dei tanti rabbi improvvisati che sorgevano e tramontavano con una certa frequenza e che la gerarchia templare sopportava con malcelato fastidio.

Ma quando calò a Gerusalemme e intensificò il suo ruolo messianico, suscitò ben presto l'attenzione delle alte classi del clero e degli erodiani, fortemente antimessianici, e verosimilmente degli stessi romani i quali, preoccupati dai continui disordini provocati da zeloti e sicari, controllavano capillarmente la città, specie durante le frequenti feste religiose che attiravano molti pellegrini da tutta la Palestina.

La permanenza di Gesù a Gerusalemme non fu lunga ma subito suscitò un'ostilità potente e durissima che lo incupì e amareggiò. L'atmosfera gioiosa, che lo aveva circondato nei villaggi della Galilea, veri e propri bagni di folla allegra e festante, si trasformò in aride e pedisseque dispute sotto i portici del Tempio con scribi e farisei, arroganti e sprezzanti, che lo trattavano con supponenza e apertamente lo minacciavano.

L'amarezza di Gesù risulta in tutta la sua evidenza nell'accorata apostrofe a Gerusalemme: "Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!" (Matteo 23,37).

Nonostante l'appoggio, più sotterraneo che esplicito, di alcuni importanti sinedriti, come i già accennati Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea e di altri personaggi molto in vista come Lazzaro (ricordiamo che all'annuncio della sua morte erano giunti nella sua casa di Betania molti scribi e farisei di Gerusalemme), non pare, stando ai Vangeli, che Gesù fosse riuscito a raccogliere nella città santa un consistente gruppo di seguaci.

I gerosolimitani non erano così facili da conquistare come le semplici popolazioni rurali della Galilea. Avvezzi ad assistere ad un flusso costante di pellegrini e di stranieri, si erano fatti più smaliziati e non si lasciavano facilmente incantare dal primo rabbi che giungeva dalla provincia. Soltanto scribi e farisei sembravano interessati al nuovo arrivato, ma unicamente per contestarlo e irriderlo.

Di fronte ad una così palese ostilità, ad un così deliberato ostruzionismo, Gesù reagì con due gesti clamorosi che, se da una parte gli procurarono notorietà, ponendolo al centro dell'attenzione generale in quanto sfidava l’aristocrazia sacerdotale e il potere politico-militare romano, dall'altra portarono inesorabilmente al suo arresto fatale e alla sua condanna a morte.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)