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lunedì 22 febbraio 2010

Il grido di “dolore” di Benedetto XVI

In questi giorni la stampa italiana ha dato ampio risalto al " dolore" del papa per gli abusi pedofili commessi dai preti in Irlanda e nel mondo. Nessun giornalista ha però ricordato che quegli abusi furono nascosti fino a poco tempo fa alle autorità giudiziarie e all'opinione pubblica per ordine del Vaticano, impartito dallo stesso Benedetto XVI quando era cardinale. Adesso, finalmente, i vescovi sono autorizzati dal papa a collaborare con le autorità civili e non più a nascondere o imboscare i colpevoli. Vedremo se è vero.

Intanto il cardinale Claudio Hummes, arcivescovo di San Paolo (Brasile) e Prefetto della Congregazione per il clero, che tempo fa aveva dichiarato: "si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi, neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale", in un suo recentissimo intervento sull'Osservatore Romano ha specificato, con magnanima concessione, che per quanto riguarda i crimini pedofili del clero "bisogna andare fino in fondo anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria".

All'insigne porporato, forse non troppo esperto in matematica, va ricordato che i crimini sessuali commessi dal clero emersi nelle varie parti del mondo cattolico (Stati Uniti, Canada, America Latina, Irlanda, Australia e recentemente Germania) - senza contare quelli, forse altrettanto numerosi, non emersi per vergogna, intimidazioni e ricatti - assommano a decine di migliaia e non possono essere spacciati per casi isolati e situazioni limitate

Per quanto riguarda l'affermazione "bisogna andare fino in fondo anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria" faccio rilevare che quell'"anche" è di troppo (come ha osservato, molto acutamente, Tiziana Ficacci, www.nogod.it) perché fa presumere che ci sia un'alternativa. Non c'è, perché pedofili vanno denunciati e perseguiti dalla giustizia dello Stato cui appartengono. Il cardinale nel suo intervento sull'Osservatore fa poi un'altra affermazione decisamente paradossale, e cioè che prima di procedere contro i membri della Chiesa bisogna "accertare oggettivamente le responsabilità di tanto male".

Il cardinale non deve avere le idee molto chiare su come funziona la giustizia in Italia e nel mondo: prima viene la denuncia, poi l'accertamento delle responsabilità e infine il rinvio a giudizio e il processo. Le indagini le fanno i carabinieri e la polizia, non i vescovi o i cardinali.

Sono i giudici che decidono se le indagini condotte dalle forze dell'ordine giustificano un rinvio a giudizio oppure no, e non si deve (come avviene quasi sempre in Italia) criminalizzare i giornali che riportano le notizie riguardanti i religiosi pedofili e i giudici che li arrestano.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)