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venerdì 3 dicembre 2010

Il clero minore contro i silenzi della Chiesa

Non tutta la Chiesa tollera senza reagire il silenzio complice e immorale tenuto dall'alta gerarchia ecclesiastica di fronte ai frequenti scandali che investono gran parte della classe politica di governo e in particolar modo il Presidente del Consiglio.

Alcuni parroci, come don Farinella, don Gallo e don Antonelli hanno più volte alzata la voce, a nome anche dei loro parrocchiani, scrivendo lettere aperte ai loro Vescovi e al Cardinal Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Ma la gerarchia ecclesiastica ha totalmente ignorato il loro sofferto disagio, essendo troppo interessata a lucrare grosse prebende per le istituzioni cattoliche e a costringere la classe politica a imporre la morale cattolica come legge di Stato negando ai cittadini italiani i diritti civili previsti dalla Costituzione.

Naturalmente la stampa della destra governativa ha reagito con dileggio e sarcasmo contro questi sacerdoti e li ha accusati di becero moralismo.

Riporto qui alcuni brani della recente lettera di don Antonelli al card. Bagnasco che si commentano da soli.

“Signor Cardinale,
mi rivolgo a Lei come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana per esprimerle il mio disagio e porle delle domande.

“In questi ultimi tempi si è andata ingrossando la valanga di volgarità e di oscenità che già da tempo investe il paese Italia e che sta cancellando, ogni giorno di più, ogni traccia di pudore, senso del limite, coscienza di dignità e che ha imposto un degrado dell’etica pubblica, insomma tutte quelle virtù che con fatica noi parroci cerchiamo di impiantare e tener vive nell’anima dei nostri fedeli.
..................

“Il disagio di fronte a questo stato di cose è ancor più esacerbato dalle cene allegre del segretario di Stato, dalle parole equivoche di Mons. Fisichella e dal silenzio correo di Lei, presidente della CEI.

“Soprattutto le parole di contestualizzazione di mons. Fisichella che mirano a giustificare ciò che invece bisognerebbe condannare e i Suoi silenzi prudenziali che tendono a “coprire” ciò che non si può più tacere, appaiono a noi, parroci di periferia, inequivocabilmente immorali e omicidi.

“Noi, cui le bestemmie dei violenti fanno meno paura che il silenzio degli onesti.

“Cosa altro deve avvenire perché finalmente si oda il Vostro grido e la Vostra condanna? Quale maledizione perché Voi Vescovi finalmente parliate? Il disagio, alla base, è grande.

“E in questo disagio si fa strada lo smarrimento, lo sconcerto, la desertificazione degli orizzonti, il dubbio di non essere più all’altezza delle problematiche che la realtà impone. E sorgono delle domande, grosse e gravi come macigni.

“Sinteticamente, per non trattenerla oltre il dovuto, ne enumero tre.

1. Circa le parole di mons. Fisichella, le chiedo: ci possono essere situazioni nelle quali la bestemmia diventa lecita? E, nel caso, quali sono? Noi parroci vorremmo conoscerle queste situazioni, individuare questi contesti, anche per risparmiare ai nostri fedeli inutili rimorsi di coscienza...

2. Sempre in tema di “contestualizzazione” le chiedo: perché questa “accortezza cautelativa” è stata usata per Berlusconi mentre è stata accantonata per casi ben più gravi e drammatici come per Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro? Forse che nell’applicazione della legge morale, anche nella Chiesa esistono corsie preferenziali per l’imperatore ed impraticabili ai comuni mortali?

"Ricordo che per i funerali religiosi di Welby, vergognosamente vietati dalla chiesa, fui contattato dai familiari per una benedizione in aperta piazza; declinai l’invito, ricorrendo quel giorno la Domenica della Palme, ma anche per una mancanza di coraggio di cui oggi mi vergogno.

3. Quanto ai suoi silenzi, che sembrano programmati al fine di barattarli con vantaggi corposi circa, per es., il finanziamento delle scuole cattoliche, le chiedo: che differenza c’è tra una prostituta che vende il corpo per danaro ed una chiesa che, sempre per danaro, svende l’anima? Nella mia sensibilità morale una differenza c’è: una donna povera ha comunque il diritto a vivere, mentre la chiesa, per vivere, memore delle parole del suo Maestro, deve pur saper morire.

“Questa lettera, signor Cardinale, la invio, per conoscenza, anche al mio Vescovo e resterà fraternamente “riservata”.

“Voglio sperare in una sua pronta risposta.

In caso contrario mi sentirò libero di farla conoscere ai miei parrocchiani e a quanti frequentano la chiesa per la quale svolgo servizio.

don Aldo Antonelli, parroco

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)