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mercoledì 1 dicembre 2010

L'offensiva bioetica governo-Chiesa

Mentre il governo spagnolo, secondo El Pais, si appresta ad approvare nel marzo prossimo la legge sulle cure palliative e la morte “dignitosa” per i malati terminali, secondo quanto ha annunciato il ministro degli interni Alfredo Pérez Rubalcaba, e consentire a ogni cittadino di morire senza sofferenze, il governo italiano di destra vieta ai Comuni i registri dei testamenti biologici per impone l'accanimento terapeutico come morte di Stato ma dichiara di non avere i fondi necessari per le cure palliative e la terapia del dolore.

Contemporaneamente l'Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani che si credono gli unici padroni del nostro destino, attacca duramente Roberto Saviano per aver ricordato i percorsi tormentati, ma sempre nel solco della legalità, di Beppino Englaro e di Piergiorgio Welby, allo scopo di affermare il diritto all’autodeterminazione del malato.

È in corso un'offensiva congiunta, governo-Chiesa, sui temi della bioetica per cercare di ricompattare l'appoggio dei cattolici e fare quadrato nella battaglia finale per arginare la nuova fase della crisi politica.

L'Avvenire denuncia la mancanza di contraddittorio durante la trasmissione, che doveva consistere nell’invitare qualcuno che, nella stessa situazione di Welby, avrebbe deciso di continuare a tenersi il respiratore e, nella stessa situazione di Beppino, avrebbe continuato la nutrizione artificiale della figlia.

Scrive Micromega: “In questo contorto ragionamento c’è un piccolissimo particolare che i sedicenti difensori della vita omettono sistematicamente e che inficia irrimediabilmente le loro posizioni: NESSUNO IMPEDISCE A CHI VUOLE CONTINUARE A STARE ATTACCATO A UNA MACCHINA DI FARLO. Mentre, al contrario, a Welby, come a Eluana, era impedito di staccarsene. Tutto qui.

Una piccola, grande differenza. Per questo il «contraddittorio» è una fantasma agitato perché sa di politicamente corretto ma è, in questo caso, totalmente fuori luogo”. E prosegue citando l'intervento «pro-life» di Fulvio De Nigris (direttore del centro Studi per la ricerca sul coma).

Scrive De Nigris: «... Essere liberi di vivere vuol dire permettere agli altri di vivere (c’è qualcuno che vuole forse impedirlo?); ... la vita non va giudicata, va condivisa (appunto, la vita, anche quella di Piergiorgio Welby, non va giudicata); ... riconoscere altri stili di vita (?);... diamo la libertà di scegliere, ma non lasciamo le persone in solitudine (se c’è un uomo che solo non è mai stato, questo era proprio Piergiorgio);... guardate questa moltitudine di famiglie che si sente offesa (ma chi può davvero sentirsi offeso dalle parole di Mina Welby) ...».

I punti, continuamente inevasi, sono sempre li stessi: CHI DECIDE? Chi decide se la mia vita è un dono o una tortura per me che la vivo? E poi, se la vita è un dono, avrò io il diritto di rifiutarlo?

E ancora, se è un dono di dio, che cos'è per un ateo che considera dio è una chimera? E, infine, chi impedisce al credente che lo vuole, di continuare a farsi torturare con macchine, cannule e sonde?

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)