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martedì 1 giugno 2010

La Chiesa Valdese e l'eutanasia.

La Chiesa Valdese in Italia si concentra soprattutto in Piemonte, mentre all'estero è diffusa prevalentemente in Sudamerica e negli Usa. Non essendo una Chiesa dogmatica, teocratica e legata, come quella cattolica, al potere politico ed economico, è molto più aperta sotto il profilo etico ed umano.

Tanto per fare un esempio, la Chiesa Valdese distribuisce ai poveri tutto quello che riceve dallo Stato italiano con l'otto per mille, mentre la nostra Chiesa distribuisce solo qualche briciola del miliardo e rotti milioni che riceve allo stesso titolo. Il resto lo spende per se stessa.

Ma dove la Chiesa Valdese si differenzia notevolmente rispetto alla nostra è su alcune questioni etiche che oggi rivestono la massima importanza, quali l'omosessualità e, soprattutto, l’eutanasia. Su questi punti la Chiesa Valdese ha sviluppato una sua riflessione che, dall’interno del cristianesimo, dialoga con l’etica di una società sempre più laica e secolarizzata.

Nel campo dell'eutanasia, ad esempio, anziché accogliere il demenziale leitmotiv cattolico che la rifiuta adducendo la “sacralità della vita”, i valdesi, cogliendo quella sensibilità comune che distingue la vita puramente biologica da quella biografica, consistente di relazioni e sentimenti, giungono a sostenere che «quando la vita biografica cessa, come nel caso di uno stato vegetativo persistente, oppure divenga intollerabile, come nelle malattie terminali, deve essere presa in considerazione l’eventualità di porre termine alla vita biologica».

Se per Ratzinger, novello Torquemada, la sofferenza fisica, nel massimo degrado e protratta nel più lungo tempo passibile, è un obbligo del nostro dio buono e misericordioso (sic), i valdesi, al contrario, sono convinti che sia inutile proiettare le sofferenze in una falsa autoredenzione e che non sono sofferenza e dolore a produrre la salvezza eterna.

Perciò accolgono l'eutanasia come un sacrosanto diritto di chiunque, anche credente. La domanda che si pone un valdese è:«Chi sono io per sottrarre al malato inguaribile questo diritto di poter morire? Da quale parte sta il Dio della vita e della promessa? Dalla parte del non-senso del dolore acuto di un malato inguaribile o dalla parte del suo umano desiderio di morire?» Finalmente una religione fatta per l'uomo.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)