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mercoledì 2 giugno 2010

Nella Cei prevale la paura di scoperchiare il vaso delle violenze sessuali del clero.

La Chiesa italiana, sapendosi ben coperta da un'opinione pubblica più che buonista verso il clero pedofilo (quando un prete viene accusato, i parrocchiani insorgono a difenderlo e stampa e politici inveiscono contro i giudici) si guarda bene dallo scoperchiare il vaso delle violenze dei preti pedofili nel nostro Paese.

Secondo il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, i casi di abuso presi in considerazione dalla Chiesa superano di poco il centinaio per cui “non è necessario né opportuno” prendere provvedimenti particolari ma basta lasciare tutto al “discernimento” dei singoli vescovi. Cioè ai consueti insabbiamenti accompagnati da continui spostamenti dei preti colpevoli da una parrocchia all'altra.

Negli altri Paesi, dove l'opinione pubblica e i governi sono più severi, la Chiesa è stata costretta, suo malgrado, a prendere provvedimenti molto più severi: “tolleranza zero” negli Usa, linee guida in Germania che autorizzano a chiamare a rapporto il singolo presule disattento, commissione d’inchiesta in Austria, numeri verdi cui possa rivolgersi la vittima, in altri Paesi, una task force in ogni parrocchia nel Regno Unito, e così via.

In Italia l'unica scelta della Chiesa: azione zero. Di fronte ad un atteggiamento così omertoso, le persone oneste si chiedono stupite oltre che indignate: chi sono e che fine hanno fatto i cento preti delinquenti (numero fornito dalla Cei) già coinvolti in un procedimento? Sono stati allontanati dalla Chiesa? Sono stati denunciati alla giustizia? È stato concesso un risarcimento morale e materiale alle numerose vittime dei loro soprusi?

Domande soltanto retoriche perché la Cei si guarderà bene di dar loro una risposta. Per la Cei tutto lo scandalo della pedofilia in Italia si riduce al classico “chiacchiericcio” del cardinal Sodano e a nulla più.

Naturalmente anche i più sprovveduti sanno che i cento casi denunciati sono soltanto la punta, appena visibile, di un enorme iceberg che nasconde migliaia di abusi che per vergogna, intimidazioni, minacce e pressioni di ogni genere, vengono taciuti.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)