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domenica 6 maggio 2012

In nomine Domini 13


"Mamma, per blandirmi e per farmi accettare le sue terze nozze", spiegò il giovane con una punta di imbarazzo, "mi ha promesso che fra qualche mese, a cose sistemate, mi farà assegnare da re Ugo il feudo di mio padre: il marchesato di Spoleto e Camerino. So che manterrà la promessa e in tal caso, data anche la mia ancor giovane età e la mia totale inesperienza politica e amministrativa, avrò bisogno di qualcuno che mi aiuti e mi consigli nel reggimento del mio piccolo Stato. Chi meglio di te potrebbe svolgere questo compito? Certo, non si tratta di un incarico prestigioso come quello che rivestivi sotto papa Giovanni X!"
Sul volto del diacono Ascanio si disegnò un ampio e affettuoso sorriso. "La proposta mi alletta", fece dopo un attimo di riflessione. "Ti confesso che il gioco politico ha sempre esercitato su di me un'attrazione particolare perché mi consente di conoscere molti aspetti della vita ignoti ai più e, inoltre, di influire, sia pure minimamente, su di essi. Trattandosi poi di un piccolo Stato, non implicherebbe, da parte mia, la dedica di molto tempo e mi consentirebbe quindi di proseguire e completare la mia ricerca filosofica. Forse tu stenterai a crederlo ma io, pur isolato in questo mio orto sull'Aventino, ho conservato rapporti di amicizia e di conoscenza non solo con molti nobili romani, compresa tua madre, ma anche con alcuni dei Signori d'Italia. Sono sempre tenuto informato su molti avvenimenti anche segreti. D'altra parte è appena da qualche anno che ho cessato, con l'uccisione di papa Giovanni, di occuparmi delle vicende d'Italia e della Chiesa".
"Affare fatto?" esclamò Alberico tirando un sospiro di sollievo. Temeva infatti che Ascanio rifiutasse la sua proposta, trovandola troppo poco prestigiosa rispetto al suo incarico precedente.
"Beh, abbiamo ancora alcuni mesi davanti per ponderare più attentamente la faccenda", rispose il diacono. "Fra un paio di giorni mi recherò per un certo periodo a Capua, ospite del duca della città. Costui ha trovato un certo numero di rotoli antichi e vuole che io li valuti e, del caso, li traduca. Appena sarò di ritorno ti farò sapere e ci rivedremo".
Il commiato tra i due fu molto affettuoso. Nonostante si conoscessero da appena un giorno, si era instaurato tra loro una profonda intimità che aveva cancellato la differenza di età e di condizioni sociali e aveva creato una perfetta sintonia in tutti campi. Il più commosso era Alberico che sentiva di aver trovato in Ascanio un maestro di vita, un faro che lo avrebbe illuminato nel trapasso difficile e spesso tormentoso dalla giovinezza alla maturità.
Al rientro a palazzo Teofilatto trovò ancora l'atmosfera di caserma della notte precedente e comprese che tutto era ancora in alto mare. Andò subito alla ricerca di Pacomio; voleva ringraziarlo per avergli suggerito il nome dell'uomo meraviglioso che gli aveva svelato molti aspetti della storia recente di Roma a lui ignoti e gli aveva dato un'importante lezione di vita. Lo trovò indaffarato e preoccupato. Sua Santità era molto inquieto e ansioso. Nonostante le continue carezze della favorita Terenzia e il canto languido del menestrello Ursino non riusciva a trovar pace. Alberico, che conosceva bene suo fratello, non si meravigliò del fatto perché sapeva che era molto fragile e insicuro e che bastava un nonnulla per farlo precipitare nell'angoscia. Colpa del suo carattere triste, malinconico e sottomesso, ma anche di sua madre che lo aveva troppo protetto e coccolato. Con lui, invece, che era di natura ribelle, Marozia era stata sempre dura ed esigente e ciò lo aveva reso uomo anzitempo.
Pacomio, a sentire i ringraziamenti sinceri ed entusiasti del giovane, si commosse fino alle lacrime e giunse a confidargli che anch'egli manteneva contatti continui col diacono Ascanio in quanto nutriva per lui una profonda venerazione e antichi sentimenti di gratitudine.  

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)