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martedì 1 maggio 2012

L'otto per mille? Una truffa sempre più grande a vantaggio della Chiesa sempre più ricca


La Chiesa cattolica attraverso i numerosi spot neo-surrealisti che girano in questi giorni sui canali televisivi commerciali invita gli italiani a donarle l'otto per mille, facendo credere che la somma raccolta sarà destinata ad opere assistenziali, cioè a soccorrere i bisognosi.

È una delle tante menzogne che essa propina spudoratamente ai suoi fedeli. L’immagine evangelica della Chiesa dei poveri è una metafora che appartiene alla mitologia, ma che non ha un riscontro oggettivo nella realtà. Infatti l’ingente patrimonio mondiale dì Santa Romana Chiesa, gestito dal potere politico più autoritario della terra, costituisce la più mastodontica multinazionale del globo che rende il Vaticano lo Stato più ricco del mondo che niente mai dona ai poveri.

Ma allora dove esattamente finiscono gli ingenti introiti della Chiesa italiana con l'otto per mille (a prescindere degli altri infiniti rivoli di sussidi che riceve da Stato, Regioni e Comuni) ? Nel 2011 su un miliardo e 119 milioni di euro arrivati nelle casse ecclesiali con questa tassa iniqua solo una piccola percentuale è stata destinata a interventi caritativi (dati Cei). Le opere umanitarie che vengono realizzate servono più che altro a dare un’immagine di facciata, una parvenza dietro la quale poter operare indisturbatamente nell’ambito affaristico.

Le cifre ufficiali della C.E.I. ammettono che il 46% dell’incasso viene destinato alle esigenze del culto (adunate oceaniche, viaggi papali, ecc. ecc.), e il 34% al sostentamento del clero e ad altre esigenze molto materiali, tra le quali spicca l’edilizia di culto, ovvero la manutenzione del cospicuo, lussuoso patrimonio edilizio di proprietà della Chiesa. Soltanto il residuo 20% ad interventi caritatevoli. Ma gran parte di quest’ultima percentuale è destinata all’Opera Missionaria, e quindi a un lavoro di propaganda e proselitismo in aree non cristiane del mondo.

Per le opere assistenziali del nostro Paese, sempre più povero, soltanto briciole, quindi. Ma il colmo è che buona parte degli oltre 40 milioni di euro che i contribuenti italiani devolvono allo Stato con l’otto per mille, vanno surrettiziamente a finire comunque alla Chiesa sotto forma di restauri di edifici ecclesiastici. Per il nostro Colosseo, invece, forse il monumento antico più importante del mondo, si è dovuto aspettare – per anni – l’intervento dei privati, un attimo prima che crollasse per l’incuria.

Nonostante la sua immensa ricchezza in continua espansione la Chiesa cattolica non solo in Italia, dove si stima che sia proprietaria di almeno il 20% del patrimonio immobiliare, e dove secondo l’Uaar arriva a beneficiare di almeno 6 miliardi di euro l’anno, ma anche in Spagna e in Irlanda, Paesi fortemente cattolici, riesce a strappare privilegi sempre più cospicui e scandalosi.

In Irlanda ad esempio, oltre a ricevere ingenti finanziamenti pubblici, con la recente approvazione dell’imposta sulle proprietà immobiliari, voluta dal ministro Phil Hogan, è stata esentata per le attività commerciali, nonostante possieda un patrimonio immobiliare sterminato. Si stima più di 10mila tra case, scuole, sale, negozi e altre attività lucrative. Proprio come in Italia, dove da mesi si tentenna sull’applicazione dell’Imu.






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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)