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martedì 8 maggio 2012

Per la Chiesa il “dolore duro” è santo, quello “dolce” è satanico.


Perché l’Italia è all’ultimo posto in Europa per l’uso medico degli oppiacei che consentono ai malati terminali, spesso straziati da atroci dolori, di attenuare le loro sofferenze? 
E perché è anche all’ultimo posto quanto a diffusione della pratica del parto epidurale che consente alla donna di partorire senza soffrire?
 E, infine, perché nel nostro Paese incombe l'approvazione di una legge che vieta l'autodeterminazione nel testamento biologico , impone l'accanimento terapeutico per protrarre l'agonia il più a lungo possibile e sottrae al malato terminale il diritto di poter morire naturalmente senza essere torturato da canule, sonde, ventilatori ed altri strumenti di tortura e ingozzato artificialmente e coartatamente? 
La risposta è ovvia e quasi banale: perché così comandano i Torquemada del Vaticano per i quali l'uomo nasce in questa “valle di lacrime” solo per soffrire, e sofferenza e dolore producono la salvezza eterna. Così gli eredi morali del torturatore Torquemada, spacciandosi per ministri del sanguinario dio cristiano-biblico, ci impongono la sofferenza a tutti i costi.
 Sentite l'ultima. Il 2 maggio scorso il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una legge che autorizza l’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico. 
L’efficacia terapeutica della cannabis per combattere la sofferenza è comprovata da istituzioni quali l’Accademia nazionale delle scienze, americana, e la British Medical Association. Ma siccome questa droga viene usata per attenuare il dolore, l’iniziativa non è piaciuta al Centro Culturale Lepanto e, prontamente, questa associazione cattolica, spinta dal clero, ha lanciato una petizione “contro la legalizzazione della Marijuana medica”. 
E martella dalla home page del suo sito con lo slogan “La marijuana è una droga, non una medicina”. Non solo. Ha anche lanciato una “crociata del rosario”, invitando i cattolici a recarsi, ogni giorno di maggio, all’altare privilegiato della Madonna del Miracolo, presso la basilica di Sant’Andrea delle Fratte a Roma per chiedere alla Beata Vergine di impedire che con questa legge venga legalizzato il modo di rendere “dolce” il dolore. Siamo alla completa demenza.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)