Visualizzazioni totali

domenica 26 settembre 2010

L'enigma svelato (Il lato oscuro della verità) 37^ Puntata

Impiegarono alcuni giorni ad arrivare nei pressi di Gerusalemme. Fino a Gerico la natura era bella e ridente; sembrava di essere in un'oasi verdeggiante. Ma, appena fuori della città, tutto diventava improvvisamente arido e cupo. Niente acqua nei ruscelli, niente vegetazione ridente; soltanto terra brulla e petrosa. Quello spettacolo desolato li rattristò, e fece loro rimpiangere la verde e dolce Galilea.

Arrivarono a Gerusalemme al tramonto. La città era già invasa da pellegrini provenienti da tutta la Palestina. Impiegarono più di mezz'ora ad attraversare una delle cinque porte d'ingresso, tanta era la folla che si era accalcata. Ci volle un'altra mezz'ora abbondante per raggiungere la locanda frequentata da Giuda. Si resero conto che sarebbero rimasti senza un buco in cui dormire se fossero stati dei pellegrini qualsiasi.

Avevano a disposizione una stanza, appena sufficiente per due giacigli e dotata di un tavolo per mangiare Era una sistemazione, date le usanze del tempo, quasi lussuosa. Dopo un rapido bagno e una cena frugale, si sdraiarono nei giacigli e caddero subito in un sonno profondo.

L'indomani, poco dopo il sorgere del sole, erano pronti per la visita al Tempio. Giuda si assicurò che avessero un aspetto decoroso. Fece ripulire e spolverare le tuniche e i calzari perché i guardiani del sacro edificio, in quei giorni, si erano fatti più esigenti in fatto di pulizia e di decoro.

Nonostante l'ora mattutina, la città già brulicava di gente d'ogni foggia e colore. Oltre ai molti pellegrini, c'erano parecchi forestieri, riconoscibili dal vestiario e dall'acconciatura, e molti contadini che conducevano asini carichi di panieri, d'otri e di gabbie. Davide, che da molti anni non frequentava la città, notò con raccapriccio che in molte strade le fogne erano ancora a cielo aperto e la gente usciva dalle case per vuotarci le acque sporche.

Salirono la rampa che conduceva alla Porta Reale del Tempio e s'imbatterono nelle prime bancarelle. A mano a mano che avanzavano, queste si spandevano ovunque, invadendo ogni più piccolo spazio attorno al grande edificio. Si commerciava di tutto in un bailamme di lingue e di grida: candele, incenso, mira, colombe; perfino unguenti, medicinali e profumi. In una zona più appartata erano ammassati, in un ampio recinto, animali da offrire per i sacrifici: agnelli, capretti e vitellini.

Muggivano e belavano in continuazione, quasi presagi della loro morte imminente. Le bancarelle più rumorose erano quelle dei cambiavalute che convertivano monete provenienti da tutto l'Impero, in valuta locale. Costoro gridavano con voce alta e stridula per attirare i clienti; sorridevano servili a chi si avvicinava e diventavano ossequiosi al passare di un sacerdote. Frequenti erano i battibecchi tra clienti e cambiavalute, accusati spesso questi ultimi di brogli e usura.

Superate le bancarelle si diressero lentamente all'interno del Tempio. Attraversarono la balaustra che segnava il limite oltre il quale i pagani non potevano entrare, pena la morte, e s'inoltrarono nella navata in cui si ergeva l'altare dei sacrifici. Questa, immensa e altissima, era tutta avvolta in una nuvola d'incenso, che si alzava da tre enormi tripodi, così densa da offuscare, quasi, la luce delle mille candele accese.

Davide, seguito da Giuda, si avvicinò, per quanto poté, alla pedana dell'altare che si innalzava grande e imponente nel mezzo e consentiva a decine di sacerdoti di officiare contemporaneamente. La scena che si presentò ai suoi occhi fu terrificante. Vide i leviti, che fungevano da assistenti, trascinare gli agnelli e gli altri animali da sacrificare verso l'altare. Il belato di quegli innocenti faceva accapponare la pelle.

I sacerdoti, con gesti rapidi e decisi, affondavano il coltello nella gola dell'animale. Il sangue che sgorgava copioso, in parte si riversava sulle scanalature dell'altare che lo facevano defluire all'esterno, in parte veniva raccolto in un vaso d'argento per essere offerto al Signore. La macellazione si susseguiva una all'altra.

Era un continuo sgozzare animali, nel puzzo nauseante del sangue frammisto all'odore delle candele e dell'incenso. Un enorme frastuono, prodotto dal suono contemporaneo di cetre, triangoli, trombe d'argento e dal salmodiare dei leviti, rendeva quella scena ancor più allucinante.

Davide si sentì invadere da un orrore indicibile dinanzi a tanta mostruosa crudeltà. Gli si strinse un nodo alla gola, gli si appannarono gli occhi e cominciò a vacillare. Sarebbe caduto per terra se Giuda, prontamente accortosi del suo disagio fisico, non lo avesse sorretto. Si riprese subito. Aveva la fronte madida di sudore ed era pallidissimo. "Usciamo da questa specie di mattatoio", sussurrò con un filo di voce.

Appena fuori, lontano dai miasmi e dal frastuono, fece alcuni lunghi respiri e riprese il suo naturale incarnato. Era, però, ancora visibilmente scosso. Per la prima volta gli era apparsa, in tutto il suo orrore, la religione dei suoi padri, quella che Mosè aveva creato con l'ausilio dei tuoni e del roveto ardente.

Capì, con vivida chiarezza, che per aprire le nuove vie dello Spirito bisognava abolire quei ripugnanti sacrifici, sopprimere un sacerdozio empio e arrogante, abbattere il Tempio, ormai ridotto ad un guscio svuotato d'ogni religiosità e, cosa forse ancor più importante, abrogare la Legge, ridotta ad un'accozzaglia di norme esteriori, vuote, bigotte, aride, senza cuore, senza umanità, senza l'alito del divino.

Niente più riti crudeli e tributi di devozione formale, ma soltanto un culto fondato sull'amore, sulla carità, sulla libertà dello spirito, sul rapporto diretto d'ogni uomo con Dio. E provò anche la netta sensazione di non appartenere più al popolo ebreo, alla sua religione falsa e disumana, e questa constatazione gli provocò un'ebbrezza che lo colmò di gioia. Si sentì improvvisamente leggero come se si fosse scrollato di dosso secoli d'orrore e di cecità, come se avesse tagliato tutti i ponti col passato per appartenere solo all'umanità.

Nessun commento:

Posta un commento

Benvenuti nel mio blog

Questo blog non è una testata giornalistica, per cui lo aggiorno quando mi è possibile. I testi sono in regime di COPYLEFT e la loro pubblicazioni e riproduzioni è libera purché mantengano lo stesso titolo e venga citando il nome dell'autore.

I commenti possono essere critici, ma mai offensivi o denigratori verso terzi, altrimenti li cancello. Le immagini le pesco da internet. Qualche volta possono essere mie manipolazioni.

Se volete in qualche modo parlare con me, lasciate la richiesta nei commenti, vi contatterò per e-mail. Dato che il blog mi occupa parecchio tempo, sarò laconico nelle risposte.

Se gli argomenti trattati sono di vostro interesse, passate parola; e, se site studenti, proponeteli al vostro insegnante di religione. In tal caso fatemi sapere le risposte che avete ottenuto. Grazie.

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)