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giovedì 14 ottobre 2010

Il feticismo necrofilo (“L'invenzione del cristianesimo”) 194

L’epoca d’oro del culto delle reliquie fu certamente il Medioevo. Il Boccaccio nel suo Decameron, nella novella che vede Frate Cipolla come protagonista, ci illustra in modo memorabile la credulità popolare del suo tempo attorno alle reliquie e l’uso strumentale che gli ecclesiastici senza scrupoli ne facevano.

Ma questo culto è sempre perseguito, raggiungendo talora forme inimmaginabili di feticismo necrofilo. A questo proposito vale la pena di ricordare quanto accadde, quattro secoli fa, al cadavere del cardinale Roberto Bellarmino (il grande inquisitore che condannò Galileo e Giordano Bruno), morto in odore di santità.

Il Vaticano per placare il popolino che, in preda a morbosa esaltazione, richiedeva una reliquia dell'ecclesiastico defunto, prima fece distribuire la biancheria del cardinale, fatta in minuscoli pezzetti, poi, non bastando questo a placare il fanatismo popolare, ordinò di squartare e di sezionarne pubblicamente il cadavere del futuro santo per consentire a chiunque di poter intingere pezzetti di stoffa nel suo sangue e avere qualche minuscolo brandello della sua carne. Una forma di delirio collettivo.

Pare che la stessa cosa possa accadere ai nostri giorni al cadavere di papa Wojtyla. Mentre scrivo queste pagine, in Polonia si sta svolgendo una discussione drammatica e fondamentale: dividere in pezzi papa Giovanni Paolo II, ovvero non dividerlo?

Il quesito è stato posto dai vescovi polacchi di fronte alle centinaia di chiese e santuari che esigono una sua reliquia prima che sia proclamato santo (poi potrebbe essere troppo tardi). Comunque vada, almeno il cuore del papa (considerato dal suo popolo una sorta di dio, una specie di divinità tribale) sarà inumato a Wawel accanto alle spoglie mortali dei re polacchi. Per il resto del suo corpo si vedrà.

Un altro fenomeno inverecondo è accaduto tempo fa a Portorotondo, dove l'esposizione del cadavere di Padre Pio (un mistificatore), imbalsamato e col volto perfettamente ricostruito con una maschera di cera (che il popolino scambiava per vero, gridando al miracolo), ha suscitato forme anacronistiche di delirio superstizioso e di morbosità patologica che hanno messo in ridicolo il nostro Paese di fronte all''Europa per il suo feticismo necrofilo, ma che ha comportato per il santuario e la città, visitati da oltre un milione di persone in poco tempo, un business colossale.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)