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sabato 2 giugno 2012

Il falso Jahvè. Rivalità Tempio di Gerusalemme e Santuario Bethel. 115


Gli scavi del sito rivelarono che il tempio era stato distrutto dal fuoco dalle fondamenta. Statue grandi non furono trovate, ma vennero alla luce diverse effigi di tori e di vitelli, prova evidente che Baal era venerato con immagini del toro. Come si spiega la presenza di queste effigi, definite idoli dai giudei?

Sappiamo che il secondo dei Dieci Comandamenti di Mosè recita:
"Non fabbricarti nessun idolo e non farti nessuna immagine di quello che è in cielo [...] Non devi adorare né rendere culto a cose di questo genere" (Esodo 20,45).

Ma sappiamo che non sempre questo comandamento, di fondamentale importanza per la religione ebraica, era stato rispettato. Già Mosè aveva fatto adornare il coperchio dell'Arca dell'Alleanza con le statue di due cherubini ad ali spiegate, e Salomone aveva fatto erigere ai lati del portico del Tempio due massicce statue di angeli ad ali aperte.

"Salomone fece inoltre costruire due cherubini di metallo fuso, rivestiti d'oro, per il luogo santissimo. Da un'estremità all'altra le ali dei cherubini misuravano venti cubiti" [...] (2 Cronache 3, 10).
E che cos’è, questo, se non «fare immagine di quello che è in cielo»? 

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)