Nel corso del IV
secolo le comunità cristiane diventarono più numerose e più ampie
e s’accrebbe di pari passo la necessità di una più articolata
gerarchia ecclesiastica. La carica di vescovo diventò sempre più
importante e progressivamente fu sottratta al suffragium plebis,
l’antico diritto di voto dei laici.
Il vescovo venne nominato
dall'alto o cooptato da altri vescovi e al posto dei diritti
elettorali ai laici fu concesso quello dell'assenso a cose avvenute.
Non fu più concesso ai laici di chiamare gli ecclesiastici di più
alto grado col nome di “Fratelli” ma con quello di “Signori”
e il vescovo col titolo di “Santo Padre”. Nel V secolo alla
presenza del vescovo furono imposti il baciamano e la prosternazione
e dal VII fu introdotti l'uso dell'incensazione, come si faceva in
precedenza davanti all'imperatore romano.
Nelle primitive comunità cristiane chiunque, anche uno
schiavo, poteva diventare vescovo. Successivamente, sotto Papa Leone
I, fu vietato a schiavi, liberti e popolani di accedere alle cariche
ecclesiastiche anche inferiori.Abbiamo visto che le primitive comunità
cristiane erano autonome e indipendenti. Con il consolidarsi del
potere dei vescovi si stabilì tra di loro dei legami che divennero
sempre più stretti e che diedero origine ad un sistema clericale
minuziosamente regolato e burocratizzato.
Era nata la Chiesa. Inventore del
concetto di Chiesa fu Tertulliano. Fu lui a travasare
nell'istituzione da lui concepita l’intero edificio giuridico
romano. Mezzo secolo dopo, Cipriano dichiarò la Chiesa unico
strumento di salvezza. Lapidaria la sua frase, ancor oggi tanto cara
a papa Ratzinger: «Fuori della Chiesa non c’è salvezza”
(Cipriano, De unitate ecclesiae 6; epistole 55,24; 73,21).
La Chiesa ha da sempre sostenuto
un'ininterrotta successione di vescovi a partire dall’epoca
apostolica onde dimostrare il trasferimento da Dio a Gesù, da Gesù
agli apostoli e da questi ai vescovi e ai papi delle cariche
ecclesiastiche. Una successione del genere non è mai esistita. Ma la
Chiesa, procedendo a falsificazioni di ogni genere, ha colmato i
vuoti tra gli apostoli e i vescovi monarchi inventando tutta una
serie di nomi fasulli.
Il termine «apostolico» è diventato
per essa un collante universale. La dottrina, i dogmi, le forme di
culto, il canone, la Chiesa stessa e quant'altro, tutto secondo essa
è di origine apostolica. Ma in realtà si tratta soltanto di un
cumulo di falsi.
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