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domenica 29 aprile 2012

L'enigma svelato. 115


Jeu, il rabbino di Damasco, era sempre prodigo di notizie quando si recava nella copisteria, così Giuda e Davide erano al corrente di quanto accadeva a Gerusalemme e ad Antiochia. Naturalmente l'argomento verteva quasi sempre sui cristiani, odiati a morte dal rabbino.
Così un giorno costui raccontò tutto giulivo che a Gerusalemme il nuovo re Agrippa, appena nominato dall'imperatore Claudio, si era messo a perseguitare, con accanimento e ferocia, zeloti e seguaci della Via. Ad uno di questi, Giacomo di Zebedeo, aveva già fatto mozzare il capo e altri li aveva cacciati in prigione. Ma la cosa si era fermata presto per l'improvvisa morte del re.
Quello che maggiormente faceva invelenire il rabbino era il fatto che ad Antiochia Paolo facesse molti proseliti tra i gentili che frequentavano il suo gruppo di giudei e che i nuovi convertiti, chiamati cristiani, cioè messianisti, lo considerassero il loro capo indiscusso. Non mancò di sottolineare che tra cristiani e giudei della sinagoga le ostilità erano continue e più volte i giudei avevano portato i cristiani in tribunale con l'accusa di sovversione e di violazione della "lex Iulia de maiestate". "Sono tutti ribelli incalliti" ripeteva amareggiato.
"Giacomo di Zebedeo ha avuto quello che si meritava" disse Giuda a commento del racconto del rabbino. "Era uno dei più violenti messianisti della banda dei seguaci di Gesù. Mi sorprende che suo fratello Giovanni e Cefa non abbiano fatto la stessa fine", concluse perplesso. Seppero in seguito che Cefa era fuggito di prigione e si era rifugiato per qualche tempo ad Antiochia per rientrare a Gerusalemme appena re Agrippa era morto.
Fu durante uno dei suoi periodici viaggi d'affari che Paolo dopo un incontro con Rufo venne anche a salutare Davide e Giuda. Ad essi raccontò che, essendo diventato il più autorevole capo dei cristiano ellenisti di Antiochia, a Gerusalemme era cessata la diffidenza nei suoi confronti e che Giacomo, fratello di Gesù, gli aveva proposto un viaggio missionario in Asia e in Grecia, assieme a Barnaba, per diffondere la parusia tra i molti ebrei della diaspora. Era imminente la sua partenza e al ritorno li avrebbe informati sull'esito della sua missione.
Ritornò infatti dopo più di un anno e si precipitò in casa di Giuda impaziente di raccontare le avventure del suo viaggio.
Giuda e Davide lo invitarono in biblioteca ansiosi di conoscerle.  

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)