A dar credito ad Orazio e a Giovenale, importanti poeti latini, questa comunità era piuttosto detestata dalla maggioranza dei romani. I nuovi arrivati non furono bene accetti dai loro connazionali che mal sopportavano il nuovo movimento messianico da loro propagandato. Gli ebrei della diaspora, infatti, più o meno integrati coi gentili, non condividevano le deliranti aspettative messianiche dei correligionari rimasti in Palestina, anzi le rigettavano con fastidio, consapevoli della loro pericolosità politica.
Essi avevano accettato l'impero romano come un dato di fatto e il messianismo era chiaramente incompatibile con questa loro accettazione e con l'esenzione, loro concessa dai romani, di fare qualsiasi cosa potesse essere contraria alla loro fede. Vedremo in seguito che questo gruppo, pur esiguo di cristiani, darà luogo a grossi disordini nella capitale e costringerà l'imperatore Claudio a cacciarli da Roma nel 41. Infatti, il partito nazireo di Gerusalemme veniva considerato sovversivo dai romani, come dalla gerarchia sadducea ufficiale di Gerusalemme.
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