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lunedì 27 febbraio 2012

Il falso Jahvè (Genesi e involuzione del monoteismo biblico). Fine di Mosè 76


Stando alla Bibbia ai patriarchi si era palesato un altro Dio, e cioè El, "colui che è potente e non si chiama". Freud non manca di osservare anche la relazione tra la radice del nome Iovis, genitivo di Iupiter, con quello di Jahvè, nonché quella di Aton con Adon e Adonai, termini biblici per indicare Dio (Freud, op.cit., pag 371 e 353).

Esaminando le molte incongruenze riscontrabili nell'Esodo (ad esempio, il faraone non riconosce in Mosè il suo nipote adottivo), Freud formulò anche l'ipotesi che ci fossero stati due Mosè nella storia d'Israele: il primo, ucciso dal popolo che non era in grado di sopportare il suo monoteismo esigente; il secondo, vissuto alcune generazioni dopo, che trovò il proprio posto nella memoria della tradizione.

La teoria del doppio Mosè sostenuta da Freud era stata ventilata da Eduard Meyer fin dal 1906. Secondo quest'autore Mosè non era il nipote del faraone descritto dalla Bibbia, protagonista dell'esodo degli ebrei, bensì un madianita che faceva il pastore nell'oasi di Meribah-Qadesh, nell'attuale Negev, nel sud della Palestina.

Lì avrebbe istruito gli ebrei ad adorare Jahvè, Dio vulcanico sinaitico, venerato dalla contigua tribù araba dei madianiti (E.Meyer, op. cit., pp 38-58). Il Mosè egizio e il Mosè madianita di Meyer erano quindi due persone diverse.

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)