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lunedì 13 febbraio 2012

La prova delle profezie (“L'invenzione del cristianesimo”) 37


Nei Vangeli molti degli avvenimenti accaduti a Gesù furono inventati per adeguarli alle profezie veterotestamentarie che i Profeti e i Salmi avevano preconizzato sul futuro Messia. Il linguaggio degli evangelisti a questo proposito è di una ingenuità addirittura infantile: Gesù ha fatto questo perché il tal profeta l'aveva predetto, ha fatto quell'altro affinché la Scrittura fosse adempiuta e così discorrendo. Naturalmente, molte di queste profezie sono citate a sproposito e altre sono stiracchiate per renderle compatibili con gli avvenimenti più inverosimili. 

Nell’antichità, gli adempimenti profetici costituirono «la prova più salda» della divinità di Gesù (Origene, Contra Celsum 2,28) e, secondo Giustino martire, furono innumerevoli i pagani che proprio per questo vennero guadagnati alla fede cristiana.

In effetti, nel Nuovo Testamento troviamo circa 250 citazioni del Vecchio Testamento e più di 900 allusioni ad esso, intese come adempimenti profetici, come ci attesta Origene (op.cit. 4,2). In particolare la Passione di Cristo venne favolisticamente composta sulla base della Bibbia ebraica. Tanto per fare alcuni esempi: lo scandalo dei discepoli sulla via del Getsemani (Marco 14,26 sgg.) è dedotto da Zaccaria (13,17); le parole di Gesù davanti al Gran Consiglio (Matteo 26,64) trovano riscontro in Daniele (7,13) e nel Salmo (110,1); le offese ricevute da Gesù dai soldati romani sono dedotte da Geremia (50,6); la crocifissione tra due ladroni, da Geremia (53,12). Anche i particolari più insignificanti furono dedotti dall'Antico Testamento. Esempio: Gesù viene dissetato con l’aceto, secondo il Salmo 69, 22: «E mi diedero fiele da mangiare, e quando ero assetato mi dissetarono con l’aceto».

Perfino l'eclissi di sole, inventata da Luca al momento della morte di Gesù, trova riscontro in Amos 8,9 e in Geremia 15,9. Significative anche le profezie sulla natività di Gesù: la nascita da una Vergine (Matteo 1,22 sg.) fu dedotta da Geremia (7,14); Betlemme come luogo di nascita (Matteo 2,1 sgg.) da Michea (5,1 sgg.); la strage degli innocenti (Matteo 2,16 sgg.) da Geremia (31,15), e la fuga in Egitto (Matteo 2,13 sgg.) da Osea (11,1).

Insomma non c'è un episodio della vita di Gesù, anche minore, che non sia stato costruito sulle profezie veterotestamentarie. Citate, però, se facevano comodo. Se invece sconfessavano la crocifissione, come nel versetto attribuito a Mosè:«Perché chi pende dal legno, costui è maledetto da Dio» (Deuteronomio 21,23), rigorosamente ignorate.

A contrastare questa psicosi maniacale per le profezie veterotestamentarie furono i Marcioniti (Tertulliano, Advesus Marcionem) e molti eretici (Origene, Commentari alle omelie, 17). L'evangelista più facondo nella produzione di profezie è Matteo per il quale gli adempimenti si susseguono l'uno all'altro. Mentre Marco, ad esempio, narra di Gesù tradito per danaro da Giuda (Marco 14,10), Matteo, spigolando da Zaccaria, quantifica la somma in trenta pezzi d'argento e li fa gettare dal traditore pentito nel Tempio (Zaccaria 11,12-13), contraddicendo gli Atti per i quali Giuda non si pentì affatto.

Una menzione a parte meritano le profezie poste in bocca a Gesù sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme. Esse furono aggiunte ai Vangeli quando si erano già da lungo tempo verificate nella guerra giudaica del 70, come acutamente nel II secolo dichiarò Celso, mettendo in rilievo che tutto veniva profetizzato in quanto già accaduto, e non che tutto accadeva in quanto già profetizzato. Si tratta quindi di profezie intese come vaticinia ex eventu, e secondo la ricerca critica sono, senza eccezione, tarde creazioni della comunità cristiana.


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)