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lunedì 27 febbraio 2012

La cena di Betania (“L'invenzione del cristianesimo”) 49 La cena di Betania (“L'invenzione del cristianesimo”) 49


In concomitanza a questi due importanti avvenimenti, ne avvenne un altro, non pubblico ma privato, ciononostante pregno di pathos e di intensi significati simbolici, conosciuto come l'unzione di Betania. Anch'esso getta piena luce sulla messianicità di Gesù.

È singolare il modo con cui viene raccontato dagli evangelisti. Giovanni nomina esplicitamente il luogo e dà un nome ai personaggi protagonisti dell'avvenimento; i Sinottici, invece, chiaramente manipolati dal meccanismo di censura, più volte denunciato e usato per mascherare o alterare personaggi ed eventi, lasciano tutto nel vago.

L'episodio, come ce lo racconta Giovanni nel suo Vangelo, possiamo riassumerlo così. A Betania, nella casa di Lazzaro, durante un banchetto serale servito da Marta, sorella di costui, per celebrare l'imminente insurrezione programmata da Gesù e i suoi seguaci, Maria di Magdala, altra sorella di Lazzaro (e presunta consorte di Gesù), si avvicina al Maestro reggendo in mano un prezioso vasetto di alabastro contenente una libbra di nardo, un costosissimo profumo del prezzo, a quel tempo astronomico, di almeno 300 denari.

Di fronte a tutti i presenti infrange il vaso e versa l'unguento profumato sui piedi di Gesù (e secondo gli altri evangelisti anche sulla testa), e lo asciuga coi suoi capelli. I commensali, verosimilmente sbalorditi, esprimono disappunto per l'enorme spreco e Giuda, non nascondendo la sua irritazione, abbandona la cena e si reca dai sacerdoti per concordare il suo tradimento nei confronti del Maestro. Questo è quanto ci dice Giovanni (Giovanni 12,1-11).

Prima di parlare dello stravolgimento dell'episodio fatto dagli altri tre evangelisti, cerchiamo di decodificarlo per capirne i reconditi significati. Anzitutto, perché quel gesto così eclatante nei confronti di Gesù da parte della Maddalena? Per amorosa devozione, per passionale trasporto? Non solo per questo.

Quel gesto in realtà, come osservano molti studiosi, era una cerimonia d'unzione che ufficializzava di fronte a tutti, nell'imminenza della rivolta, la dignità messianica di Gesù, come figlio di David e re dei Giudei. E il comportamento di Giuda? Irritazione e disappunto per l'enorme spreco? Disgusto per il gesto plateale della Maddalena? Affatto. Semplicemente: avvertire il Tempio e gli antimessianici che ormai la rivolta era imminente, convinto com'era che fosse destinata ad un tragico fallimento. 

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)